Viva mi patria Bolivia, como la quiero yo…
fa una canzone popolare Boliviana e di solito si canta quando i bicchieri in corpo sono parecchi, e quando le danze sono già partite. Bhe, l’altra sera la canzone non è partita e neanche le danze, però con questo non voglio dire che non sia stata una bella serata, volevo, con quel verso, ridarmi il benvenuto in Bolivia, a Llallagua.
E’ una settimana circa che sono tornato a Llallagua, che mi ha accolto non proprio calorosamente,e non in senso figurato…. intendo dire che mi ha accolto con un freddo de puta madre, sole (vabbè non piove mai) , vento e temperature che scendono anche a meno 10 gradi centigradi, solo che non te ne accorgi perché il clima secco ti fa percepire un’altra temperatura, più alta forse ma che alta poi non è, e così il mal di gola vien quasi naturale.
Tipo il freddo che faceva l’altra sera, si diceva, venerdì sera per la precisione, compleanno del CAD (la nostra controparte). Si esce a festeggiare prima al Rosedal, il ristorante di fiducia del Pepe Lucho, si mangia bene, si mangia sicuro, e poi, per i pochi sopravvissuti alla planchita, immenso piatto composto di: carne bovina, pollo, patatine fritte, uovo, cipolla e sottaceti cotti tipo “paninaro-vuncio della via novara”, wurstel ed altre cose…insomma una bomba; per i reduci, si diceva, la serata proponeva il chaco, gioco a dadi Boliviano in cui tu lanci i dadi e già sai come va a finire: se sbagli bevi, se fai un bel tiro bevi, se perdi bevi, se vinci bevi; un vero e proprio gioco Boliviano insomma.
La particolarità e la sorpresa della serata son state che tutto questo si è svolto in un posto surreale, cioè surreale per me, per i Llallagueñi era un tipico karaoke dei mille presenti a Llallagua; frequentatissimi, questi, rappresentano uno dei principali luoghi di abbordaggio selvaggio a furia di shingani (distillato d’uva tipo grappa) e canzoni obbligatoriamente d’amore.
E quello dove siamo finiti l’altra sera, venerdì sera per la precisione era, credo, uno dei più squallidi. Innanzitutto il luogo, per evitare sanzioni di vendita di alcolici dopo le undici (legge Llallagueña) era nascosto, o meglio stava nel retro del locale, e quindi l’entrare mi ha dato la sensazione di stare in uno di quei bar americani anni venti (durante il proibizionismo), uno di quelli che si vedono nei film, uno di quelli che per entrare bisogna bussare e dire la parola d’ordine. Bhe, qui la parola d’ordine non è stata necessaria, dopo essere entrati tutti nella rispettabilissima zona anteriore del locale, uno del gruppo, il tecnico informatico per la precisione ( a quanto pare habitué del locale), dopo due parole con il gestore del locale, ci ha fatto strada verso il retro del locale, una stanza posta in fondo ad un cortile, probabilmente dove vivono i proprietari, a giudicare dai panni stesi. E la stanza sul retro è stata uno shock, o forse una sorpresa;mi ha dato l’impressione di essere entrato in un bordello anni ‘70-‘80 tedesco, con l’atmosfera di una puntata dell’ispettore Derrik.
Il posto era tutto ricoperto da una moquette rossa, con pareti rosse, con lucine di natale (rosse) tutte ad adornare le pareti, un paio di televisori per seguire le canzoni, qualche poltroncina disposta a due a due con un tavolino nel mezzo, ospitanti nell’ordine: due uomini in evidente ricerca di donne, una coppia di amici completamente ubriachi (ad un momento della serata, uno dei due, il più pieno, è completamente franato su uno dei tavolini) ed infine una coppia di amiche in evidente ricerca di uomini; miracolosamente le due coppie in cerca dei rispettivi generi non si sono incontrate, almeno finché son rimasto io.
Comunque arrivando noi, tutti si sono girati, ovviamente, perché vedere un paio di gringos in un posto come questo non è da tutti i giorni. Appena seduti subito è partito il chaco che, tra parentesi, ho vinto, e quindi ho bevuto. Il gioco era però inframmezzato da pause in cui qualcuno prendeva un microfono e si metteva a cantare una canzone precedentemente scelta ed io mi sono ritrovato a cantare, credo una delle più improbabili delle canzoni e mentre la cantavo pensavo a come fosse possibile che una canzone del genere sia arrivata in Bolivia, anzi no a Llallagua, in questo locale, che per me è uno dei luoghi più sperduti al mondo (se si tiene conto che il paese più vicino sta a tre ore di cammino su strade di montagna …).Ho poi scoperto che in realtà l’autore della canzone in questione (italiano) ha anche suonato una volta o addirittura più volte a LaPaz e quindi è abbastanza conosciuto in Bolivia, insieme ai sempreverdi dell’America latina Eros Ramazzoti e Laura Paussini (rigorosamente con due s) ed al meno verde Nicola di Bari.
Ah si bhe, la canzone era “Gloria” di Umberto Tozzi…..in spagnolo!!!


vabbe´…drupi!
si dice cacho, si dice
eh hai ragione mi equivoco sempre, l’ultima volta l’ho scambiato per il duro